Aquafil Fishing networks clothes

Fishing networks to clothes: new initiatives to clean the seas. Aquafil Fishing networks clothes 

Aquafil Fishing networks clothes
Ilaria Bernardi
Some associations, including Healthy Seas and Aquafil, have studied a method to recover fishing nets dispersed in the sea and reuse them productively, so that the oceans return clean and reduce garbage.Aquafil Fishing networks clothes 
The waters we remember once changed.
The smells and the colors have changed because of the continuous waste that is thrown or lost in the oceans, polluting our environment and damaging the “health” of the sea and, together with it, our own and that of the animals.Aquafil Fishing networks clothes 
To prevent worsening and to buffer the current situation many associations were born with the aim of improving the environmental condition and cleaning up our planet.
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Dalle reti da pesca ai vestiti: nuove iniziative per ripulire i mari.

Alcune associazioni, tra cui la Healthy Seas e Aquafil, hanno studiato un metodo per recuperare le reti da pesca disperse in mare e riutilizzarle in maniera produttiva, affinché gli oceani ritornino puliti e si riduca l’immondizia.

Le acque che ricordiamo una volta sono cambiate. Gli odori ed i colori si sono trasformati a causa dei continui rifiuti che vengono gettati o smarriti negli oceani, inquinando il nostro ambiente e danneggiando la “salute” del mare e, insieme ad esso, anche la nostra e quella degli animali.
Per impedire un peggioramento e tamponare la situazione attuale son nate molte associazioni con lo scopo di migliorare la condizione ambientale e ripulire il nostro pianeta.

Una di queste è la non profit Healthy Seas, attiva da cinque anni. Nel suo ultimo progetto, attuato tra il 6 e l’8 ottobre scorsi, ha collaborato con diverse fondazioni (Aquafil, Aeolian Islands Preservation Fund, Blue Marine Foundation e Ghost Fishing Foundation) per ripulire le acque delle Isole Eolie, in Sicilia. L’idea è quella di recuperare il maggior numero di reti da pesca disperse nei fondali marini in quanto sono pericolose per gli animali, che rischiano di rimanerci incastrati, coprono il 10% dell’inquinamento marino e, inoltre, sono riutilizzabili.
Quest’ultimo è il passaggio chiave dell’iniziativa: rilavorare le reti affinché possano essere riutilizzate in maniera efficiente e produttiva. Alcuni studiosi, infatti, hanno scoperto che da questo materiale si può recuperare del nylon utile per la realizzazione di diversi tessuti.

Ad occuparsi di questa procedura sarà l’associazione Aquafilfondata nel 1965 è una delle principali produttrici di fibre sintetiche (sia in Italia sia nel mondo). Come afferma il direttore Giulio Bonazzi in una video-intervista pubblicata nel canale YouTube di Econyl, il lavoro si svolge in diversi passaggi tra cui separare e riunire più volte il materiale per dividerlo in diversi composti, tra cui del nylon (riconosciuto come “Econyl”). Bonazzi, inoltre, spiega che l’obiettivo principale è quello di non rilasciare ulteriori scarti nella discarica, per evitare di sporcare nuovamente le nostre acque (tutto l’elaborato è stato studiato e seguito per raggiungere tale scopo).
Alcune aziende di moda, come Gucci e Adidas, hanno già confermato la loro adesione nell’acquisto l’Econyl per la lavorazione dei propri tessuti e la creazione di nuovi prodotti.
L’importante è che da questi prodotti non si ottengano nuovi materiali dannosi per l’ambiente, altrimenti tutto il lavoro sarebbe privo di efficienza.

Negli ultimi mesi sono state recuperate decine di tonnellate di reti da pesca, ma non basta.
Gli studiosi vogliono mandare avanti il progetto e divulgarlo in tutto il mondo così da iniziare a ripulire il mare, evitare sprechi, poter alzare gli occhi e vedere acque limpide.

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